Ho accettato con entusiasmo l’invito di Tonino (a cui avevo dato tutti i riferimenti e le mie note dei viaggi precedenti in Albania) ad unirmi al piccolo gruppo di 4 camper e a partecipare a questa “Albania 2010“

E’ la terza volta che ho come meta di viaggio l’Albania, la prima con un piccolo gruppo di camper nel 2004, poi in sei amici con zaino in spalla e fuoristrada nel 2005 e ora, nel 2010, nuovamente con un piccolo gruppo di camper. Ogni volta ho provato sensazioni e emozioni nuove; sono stato in posti che non avevo ancora visto e in altri che ho rivisto con occhi e stato d’animo diversi. Con la prezioza guida di Ilir Mati, col quale dal 2004 si è instaurata una profonda amicizia, che ogni volta mi ha accompagnato e col quale non esiste viaggio che non si battibecchi ma che riesce a farmi scoprire e apprezzare le parti più nascoste, più genuine e meno turistizzate del suo Paese.
(Le note del viaggio tralasciano le tappe di trasferimento da casa al confine albanese e viceversa)
22/5 Ulcjni – Boga Km 104
Frontiera di Muriqan, dopo le formalità doganali semplici e veloci (si entra anche con sola C.I.) siamo in ALBANIA. Presso un chiosco subito passato la frontiera facciamo l’assicurazione RC auto ( 30 € per 15 giorni- sulle nostre carte verdi Albania è barrata -) ad attenderci c’è l’amico Ilir con la sua Toyota Rav4 che per tutto il viaggio sarà con noi risolvendoci tutti i problemi, dal noleggio dei fuoristrada e pulmini, ai parcheggi e…. ottimo cicerone. Breve sosta al bar, due chiacchere e poi….
Direzione Scutari con breve passaggio al lago (piove e forte vento); visita del castello di Rozafa (con la sua storia: fortezza illirica, successivamente veneziana e poi turca, che è stata difesa da Skanderberg, l’eroe nazionale Albanese) e piccolo museo archeologico. Pranzo in camper e destinazione Boga dove arriviamo nel tardo pomeriggio e con un pulmino noleggiato sul posto ci dirigiamo verso Theth.
La strada è pessima ma i panorami che si scorgono sono notevoli, così pure la neve ai lati della strada. A un alto passo, visto il veloce calar del sole rinunciamo a raggiungere Theth e rientriamo ai camper che sistemiamo nel parcheggio del bar ristorante di Boga dove ceniamo e poi in un silenzio e buio assoluto tutti a riposare.

23/5 Boga – Dardha Km 212
Oggi prenderemo il traghetto fluviale a Koman, partenza di buon ora (il traghetto parte alle 9,45) e passiamo per la valle del Drin quasi disabitata. Pascoli, bellissimi panorami, una strada tutta curve e non in buonissimo stato; (l’imbarco è dopo una galleria e dobbiamo metterci in fila molto prima all’altezza del vecchio ponte in attesa dell’arrivo del traghetto e della discesa degli occupanti) poi traghetto fluviale che con 2 ore di navigazione ci porta a Fierze.
Panorami bellissimi, sponde rocciose, canaloni, dirupi, molto bosco, un’acqua di un bel verde anche se condita da plastiche. Si intravvedono alcuni paesini isolati. Attracco direttamente su un mucchio di terra traballante e poi un pezzo di strada più che dissestata ma non lunghissima per raggiungere Fierze. Da quì ci dirigiamo a Bajram Curri (lungo strada numerose discariche).
Con Ilir e la sua Rav4 facciamo una ricoglizione per saggiare la strada che porta a Valbona, nel parco nazionale; è molto dissestata e… meglio preservare i camper perciò fermiamo un pulmino e lo noleggiamo per il pomeriggio. Dopo pranzo partenza in pulmino per Valbona. Strada dissestata che risale tutta la valle che prende il nome dal torrente omonimo. Acque impetuose e spumeggianti rese azzurre dalla grande quantità di calcio.
Valbona è in fondo alla valle che si apre come un anfiteatro e il torrente scorre su un letto di ghiaia in tantissimi rivoli. Un grosso camper fuoristrada tedesco è parcheggaito in una posizione idiliaca (invidia invidia). Una passeggiata e poi nuovamente su pulmino per tornare ai camper; destinazione Lezhe dove è previsto il pernottamento.
Strada di montagna impegnativa ma con bellissimi panorami sul Drin. Dopo aver superato due dighe ( la seconda è la più grande dell’Albania) continuiamo il nostro viaggio ma un ulteriore problema al camper di Tonino ci rallenta e così sosta per la notte nel parcheggio di un alberghetto a Dardha (Blerim).

24/5 Dardha – Fuse Kruje Km 165
Destinazione Lezhe e l’Albania centrale, la strada è molto buona anche se interrotta da lunghi tratti di lavori in corso. A Lezhe sosta nel grande parcheggio adiacente i ruderi della cattedrale di San Nicola ( XV sec.); c’è la cappella con il monumento funerario di Skanderbeg, sulla pietra tombale la spada e la riproduzione del suo elmo, come sfondo il rosso della bandiera albanese.
A destra l’affresco che raffigura San Nicola (abbastanza deteriorato). All’esterno fervono i preparativi per uno spettacolo di musiche e danze tradizionali; sarebbe stato interessante assistervi e siamo stati invitati a farlo ma la tabella di marcia non ha grossi margini. In lontanaza si vede la rocca ottomana che sovrasta la città. Ora la destinazione è Fushe Kruje, all’interno del parco del monastero dei Bektashi Verdi dove sul prato faremo base con i camper ( un solo monaco – il Babà – folta e luga barba bianca e molto affabile).
Impressiona l’enorme cipresso sacro di 600 anni con il fusto formato da sette tronchi che si sono uniti assieme. Diversi sepolcri dei dervisci fra cui il principale con affreschi raffiguranti il genero di Maometto, Alì, e i discendenti del profeta.
Noleggio di un pulmino per andare alla vicina Kruje e successivamente sulla montagna che la sovrasta dove c’è un antico eremo dei Bektashi. Questo eremo è ancor oggi una meta di pellegrinaggio; chi viene quassù chiede grazie sacrificando un agnello o un capretto. La strada è un cantiere aperto con brillamento di mine per allargarla.
C’è un panorama ampissimo e favoloso che arriva al mare ma ad ogni curva il pulmino sporge il suo muso nel vuoto. L’eremo….. due grandi fenditure nella roccia, con le sepolture degli eremiti. A strapiombo una piccola terrazza dove vengono fatti i sacrifici (Pepe annusa attorno l’odore del sangue). Una vasca con la canna dell’acqua a forma di testa di capra; più in alto è scolpito il Corano. Una foresteria per l’accoglienza dei pellegrini.
Al ritorno una parte in pulmino; con Ilir, Miro, Ennio e Pepe a piedi per una scorciatoia sdrucciolevole (un bel dislivello) Cena in camper.

25/5 Fuse Kruje – Petrelle Km 48
Al mattino nuovamente con un pulmino a noleggio direzione Kruje, feudo di Skanderberg. In alto sul paese, il castello dove all’interno delle mura di cinta vi sono ancora delle case abitate. Pochi i ruderi che ricordano l’antica costruzione. Il Museo etnografico in una casa ottomana del 1700 dove al pianterreno sono visibili: gli attrezzi da lavoro nei campi, il torchio per l’olio, gli orci dove venivano messi gli alimenti per la conservazione.
Nei due piani superiori, i locali di abitazione privati e da ricevimento con relativi arredi. Il museo di Skanderberg (interessante) l’avevo già visto le volte precedenti perciò si preferisce una passeggiata nel piccolo bazar cittadino.
Primo pomeriggio, destinazione Tirana con parcheggio dei camper nella piazza dell’Università. Velocissima visita della città con i palazzi a colori vivaci, viali alberati, la zona delle ambasciate, il trascuratissimo mausoleo di Oxha a forma di piramide, la piazza principale con la statua equestre di Skanderberg, il museo nazionale dalla facciata coperta da ponteggi, la moschea di Et’hem Bey (XIIIV – XIX sec ) con begli affreschi floreali e geometrici, lo svettante campanile della chiesa ortodossa, la torre dell’orologio, il ponte ottomano dei Conciatori e… sosta al bar.
La nostra destinazione notturna: collina sopra Tirana a Petrelle nella tranquilla piazzetta del paese con bella vista sulla città, a disposizione fontana dell’acqua usata anche dalle mucche che girano per il paese e il bar. In alto la vecchia fortezza illuminata.
Ci ha avvicinato un signore distinto e con voglia di chiaccherare dicendoci che è un ingegnere che ha lavorato alla grande diga e ha una figlia a Forlì (a casa mia praticamente).
(Ilir che abita a Tirana è andato a dormire a casa, ci rivedremo domattina)
26/5 Petrelle – Berat Km 175
Ci dirigiamo all’oasi naturale di Divjaka, si entra previo pagamento di un tiket. La spiaggia è molto profonda e pressochè deserta ma anche molto sporca (seppur meno delle volte precedenti). Non è possibile andare alla laguna di Karavasta – dove si dovrebbero vedere i pellicani ricci- perché una mareggiata l’ha isolata; si bigonella fino all’ora di pranzo. Poi partenza per Berat per una buona strada a tratti molto panoramica. Dall’alto si vede ciò che è rimasto delle grosse fabbriche quasi tutte in abbandono di Elbasan che durante il regime era la maggiore città industriale.
Arrivo a Berat, la città dalle 1000 finestre patrimonio UNESCO. Visita del quartiere di Kala (la cittadella) in cima alla collina, ancora abitato e con le mura e le abitazioni ben conservate. Museo archeologico, chiesa della Dormizione della Madonna e museo delle icone di Onufri (il maggiore pittore del XVI sec). Un trekking lungo le mura per vedere dall’esterno la bellissima chiesa ortodossa di San Nicola (mai trovata aperta).
Poi ciò che resta della moschea rossa (la più antica di Berat), il minareto ancora in piedi dove è “possibile“ salire; e ciò che rimane della moschea bianca. Cisterna del XIII sec, la fortezza superiore con panorama sugli altri due quartieri della città adagiati sulle due rive del fiume Osum.
Anticamente c’erano 20 chiese. Ripidissima discesa e parcheggiamo i camper nella piazza della cattedrale, previo permesso della polizia interpellata da Ilir (ma i mezzi debbono essere tutti col muso girato verso il centro della piazza). Siamo vicinissimi al quartiere musulmano di Mangalem. Visita di Mangalem illuminato dal sole del tramonto, con le tantissime finestre che brillano. Moschea del Sultano Scuola coranica degli Helveti (altro ordine di Dervisci).
Moschea degli Scapoli sul lungo fiume. Piccoli negozi ottomani con le facciate di legno intagliato. In fondo alla città c’è il ponte ottomano a 7 arcate. La piazza dove siamo parcheggiati e dove pernotteremo è zona pedonale, è “la passeggiata“ fino a notte tardi, ma nessuno disturba.

27/5 Berat – Valona Km 146
A piedi, a visitare il quartiere Goriza, sulla riva opposta del fiume, illuminato dal sole del mattino. Monastero di San Spiridione, con bellissimo giardino e tracce di affreschi. Da qui si vede bene dall’altro lato della strada la cappella di San Michele arroccata sullo strapiombo sotto la cittadella.
Ci dirigiamo ora a Ardeniza al monastero ortodosso. Il parcheggio sgarruppato dove mettiamo i camper è custodito da una vecchietta incredibilmente vecchia e arcigna (era così anche nel 2004 nel mio primo viaggio). Ilir ci tiene una lezione sulle chiese ortodosse e spiega che sono autonome una dall’altra e che tutti i patriarchi hanno la stessa importanza. Bellissimi gli affreschi del monastero, il pulpito di legno scolpito e una iconostasi veramente interessante.
L’antico monsatero accanto e stato trasformato in albergo. Un tratto veloce di strada e siamo ad Apollonia all’ora di pranzo. Si visita un gioiello, il Monastero di Santa Maria con una chiesetta e un piccolo chiostro. I monasteri e le chiese sono costruiti in mattoni rossi alternati a sottili strisce di pietre grigie o rosate. Le belle statue romane provenienti da Apollonia “sono custodite“ sotto il portico del convento.
Apollonia è in gran parte ancora da scavare; sono visibili: un piccolo teatro, una facciata con colonne, una parte di colonnato interrato per metà e parti di mura romane e greche.
Riprendiamo il viaggio con destinazione Valona fermandoci per una breve sosta a visitare uno dei grandi buncher di cui Oxha ha letteralmente ricoperto l’Albania ( si dice 1.300.000).
Una chiacchierata con una simpaticissima coppia di contadini con 2 mucche e un mulo che utilizzano il buncher come stalla. Poi fuori programma decidiamo di raggiungiamo la laguna di Narta e proseguendo attraverso foreste di pini l’isola di Zverneci, questa isola è collegata alla terraferma da una stretta passerella in legno. Sull’isola l’interessante monastero di Santa Maria, con alcuni begli affreschi (guardiano con pastore tedesco).
Raggiungiamo Valona che inizia a far buio e ci fermiamo alla prima periferia in una parcheggio davanti a un Hotel e vicino a un trafficato parco pubblico. Ci raggiunge Tetua – la moglie di Ilir – (non la vedevo da 5 anni) poi Ilir ci lascia, a domattina.
28/5 Valona – Qeparo mare Km 103
Spioviggina e decidiamo di fare un veloce tour nel centro di Valona con i camper e di non andare sulla collina a visitare il grande monastero dei Bektashi Verdi da cui c’è una panoramica di tutta la città. Vediamo pertanto al volo: moschea di Muradie, monumento all’Indipendenza e la Piazza della Bandiera. Poi pieghiamo verso sud al Passo di Llogaraja dell’omonimo parco.
Sosta da non mancare presso il bar-risorante (problemi per parcheggiare i mezzi nel Parking del bar) costruito proprio sulla sorgente che scende a cascate formando tante pozze d’acqua. Si arriva a quota 1000, boschi con piante contorte e paesaggi impressionanti. Al valico l’antico sentiero percorso da Cesare durante la guerra civile con Pompeo. Un grosso bunker interessante da raggiungere 5 minuti a piedi (italiano con incise le distanze da Venezia).

Un discesone verso il mare e il golfo di Enea (i nomi delle spiagge ricordano i personaggi dell’Eneide che, la leggenda dice siano passati di qui). Spiagge sono molto belle e bianche, il mare di un bellissimo colore. Sosta a Dhermi mare per il pranzo in camper e poi scarpinata per la visita in cima ad una collina della chiesa di Santa Maria chiamata anche “chiesa dei diavoli” per i suoi affreschi che rappresentano le pene inflitte ai peccatori.
Negli ultimi anni hanno controsoffittato la chiesa con del perlinato tagliando e rovinando parte degli affreschi (dalla chiesa, una splendida vista sul mare). Nuovamente in marcia e vediamo le spiagge di Ilias e Vuno; poi Himare dove si decide una breve sosta per camminare sulla sabbia (ne approfittano i cani per correre in acqua).
A porto Palermo osserviamo dalla strada l’imbocco del tunnel dove venivano nascosti i sommergibili durante la dittatura. Poco oltre il castello di Alì Pascià di Tepelene (parcheggio a pagamento), utilizzato anche dai militari italiani durante la seconda guerra mondiale (attenzione nell’interno del castello a ricordare la strada per uscire e portare una torcia elettrica).
Sulla collina ciò che rimane delle piantagioni di agavi da cui ricavavano le fibbre per le corde. Nuovamente in marcia per il villaggio di Qeparo, adagiato sugli scogli e fra gli ulivi della collina. Sosta camper sulla piastra di cemento in spiaggia alle porte del paese. Cena (con pesce) previa prenotazione in una osteria sulla spiaggia a pochi passi dai camper.

29/5 Qeparo mare – Saranda Km 40
Direzione Saranda, “la città delle spose“. Breve sosta e passeggiata per avvistare la spiaggia di Kreusa (la madre di Enea). Su tutta la costa le ginestre sono in fiore e si sente nell’aria il loro profumo. Arrivo a Saranda che dal 1939 al1944 si chiamò Porto Edda in onore della figlia di Mussolini; il nome Saranda pare derivi da “Santi Quaranta”.
Ai Quaranta Santi era dedicato al monastero i cui ruderi si trovano sulla collina accanto a quella su cui sorge la rocca medievale di Lekursi (ottimo parcheggio per i camper) e da dove si gode di una vista stupenda sul golfo e sulla laguna di Butrinto. Nei giorni limpidi si vede l’isola di Corfù, di fronte.
Il castello è stato trasformato in un ristorante (a Saranda sono ancora visibili i segni dell’antica sinagoga del V sec, restano solo le fondamenta a testimoniaza dell’antica comunità ebraica).
Pomeriggio noleggio di un pulmino (la strada in rifacimento sarebbe stata scassacamper) e via per il parco nazionale di Butrinto, sito archeologico illirico, greco, romano, bizantino e veneziano, ora patrimonio UNESCO. La strada per Butrinto è in costruzione e lo sono anche una innumerevole quantità di ville e palazzoni orrendi che arrivano sul mare e sulla laguna “uno scempio assurdo“.
Sito Archeologico di BUTRINTO (un gruppo di bambini in costume tradizionale albanese sta probando dei balli). Gli scavi iniziano nel 1928 ad opera di una spedizione archeologica italiana guidata da Luigi Maria Ugolini (Bertinoro 1895 – 1936) e proseguono ancora oggi, con archeologi inglesi e hanno portato alla luce un sovrapporsi di epoche diverse. I Greci hanno costruito le mura con la porta dei tori e un bellissimo teatro.
I Romani hanno costruito il foro, le terme, il ninfeo rivestito di mosaici. I Bizantini sono gli autori della basilica e del battistero circolare. I Veneziani sono stati i costruttori delle fortificazioni e del canale che mette in comunicazione la laguna con il mare.
In cima alla collina,dove sorgeva l’acropoli, un castello ottomano che ospita il museo non molto ricco per la verità. Rientro ai camper in una quiete bellissima
30/5 Saranda – Gyrocastro Km 88
Oggi si ritorna verso nord con destinazione Gjirokastro. Dopo 25 Km deviazione per Mali i Gerj, la sorgente dell’Occhio blu. Questa forma un laghetto che alimenta il fiume Bistrica. La leggenda dice che questo è il fiume Stige cantato da Virgilio nell’Eneide. Dalla sorgente escono 6 Mq di acqua al secondo, il laghetto è di un colore azzurro che diventa più scuro nel punto in cui sgorga la sorgente, di cui non conoscono ancora la profondità.
Il lago è in un bosco di querce e l’ambiente, anche se non pulitissimo, è piacevole. Nuovamente in marcia, le strade sono un po’ migliori che al nord ( a parte dover fare la massima attenzione per i coperchi dei tombini “fregati“ al centro della carreggiata). La chiesa di San Nicola (Mesopotami) è chiusa, visibile solo da distanza.

La sosta pranzo in mezzo alla campagna fra fiori e spighe colorate. Per consolarci di non aver visto la chiesa di Mesopotami, con la sua macchina (impossibile salire coi camper) Ilir porta tutti a Labova, un piccolissimo villaggio sperduto fra le colline per vedere la chiesa di Santa Maria. Risale al X sec. e sorge molto sui resti di una chiesa del V sec. La sua architettura è molto bella, anche se sarebbero necessari restauri.
E’ in mattoni e pietre grigie, un lungo portico con colonne per accedervi. All’interno affreschi bizantini, un bel pulpito scolpito e una bellissima iconostasi. Accatastate come vecchi pezzi di legno, molte icone sono in uno sgabuzzino. Due enormi cipressi e un giardino chiuso da mura. Tutto attorno la campagna e la vita di tutti i giorni per i pochi abitanti; in un cortile stanno distillando il RAKI (grappa) con un rudimentalissimo alambicco (ci è stata offerta per assaggio, brucia terribilmente).
Questo è il cuore dell’antico Epiro, il regno di Pirro e la sua capitale Antigonea ( Lunxheri) è su una collina a poca distanza. Proseguiamo per Gjirocastro, sosta a Erzincan per vedere un platano del XVI sec e relax al bar. Poi a Gjirocastro con parcheggio dei camper nel centro della città vecchia; Gjirocastro è su di una rupe che domina la valle del Drin e i suoi tetti di pietra grigia luccicano al sole. Visita del museo etnografico allestito nella casa di Enver Oxha.
Sono conservati gli attrezzi, i locali con le suppellettili e i mobili a cui era destinata la stanza. Costumi tradizionali del XIX sec. Sono appesi alle pareti. A piedi andiamo al castello sulla cima della collina da dove si vede uno spettacolo unico sui tetti, sulla città e il fiume. Le parti più antiche della fortezza risalgono al VI sec. ma fu ricostruito, rinforzato e riadattato fino all’inzio del 1900.

Diventata prigione dura con il regno di re Zog e la dominazione italiana fino al 1971. Visibili le celle per i detenuti comuni e dei condannati all’isolamento completamente buie. Nel castello il non molto grande museo delle armi albanesi, un carro armato “Balilla“ e all’esterno su un terrapieno la carcassa di un aereo americano. Ritorno ai camper e rapido spostamento (pare che la polizia non ci permetta di restare nella piazza) al vicino parco sulla riva del Drin per trascorrere la notte.
31/5 Gjirocastro – Voskopoja Km 148
Direzione Korce, per una delle più spettacolari strade (per chi non soffre il mal d’auto, tutta curve su curve) percorse in Albania. La grecia è vicinissima, la strada discretamente buona. Sosta a Tepelene, la patria di Alì Pascià ( 1744- 1821) conquistò tutta l’Albania, l’Epiro, una parte della Tessaglia e dichiarò l’indipendenza dall’impero ottomano (quando il sultano Mamud lo sconfisse lo fece decapitare).
Gli albanesi non ne hanno un buon ricordo data la sua crudeltà, foto davanti al monumento. Poi verso Permet, centro principale della zona nella valle della Vojussa, con bei panorami e bellissime gole verdeggianti sul fiume. Essendo di passaggio val la pena fermarsi un attimo alla sorgente dell’Occhio Nero, è acqua scura che sgorga in una piccola insenatura della Vojussa.
A Kelcyre c’è una cantina con vendita di vino locale (non di nostro gusto) e abbstanza caro. Si atraversa il Ponte degli Alpini a Perati (in ferro) e lasciamo la valle della Vojussa. Fuori Permet c’è un ristorante trattoria che ha come specialità agnello alla brace (stavano macellando e deviscerando capretti e agnelli sulla strada) dove si mangia molto bene e dove è possibile acquistare da asporto, nel paese successivo sosta al bar per acquisto di raki. La strada riprende a salire fino al valico di Barmash e poi alle pendici dei monti Grammoz.
Prima di arrivare a Korce breve sosta alla necropoli illirica di Kamenice; tombe a tumulo collettive del III millennio a. C. In una è stato ritrovato lo scheletro di una donna col bambino che aspettava; i lavori di scavo non sono ancora terminati. Arrivo a Korce, città piena di vita negli anni ’30, ma oggi in cattive condizioni e degrado.
Proseguiamo per Voskopoja (nel 1764 era la maggiore città dei Balcani con oltre 30.000 abitanti), saccheggiata da Alì Pascià nel 1788 e distrutta nella II guerra mondiale ora è un villaggio di alcune centinaia abitanti ma vi sono ancora diverse chiese ortodosse ben conservate.

La più famosa è la chiesa di San Nicola (chiusa e il prete non è rintracciabile). Parcheggiato i camper nel tranquillo campo da calcio del paese, poi con Ilir un giretto per le vie principali e alla ricerca di un fuoristrada con cui raggiungere località impossibili ai camper domani mattina (abbiamo trovato un signore con Nissan disponibile per l’indomani a trasportarci).
1/6 Voskopoja – Prespa – Pogradec Km 87
Mattina, con i fuoristrada di Ilir e del signore con Nissan per una mulattiera in mezzo ai bosci in una buona oretta siamo arrivati a due veri gioielli di Voskopoja. In un paese di poche case antiche (interessante il lavatoio) e fuori dal tempo e dal mondo, la bellissima chiesa di San Thanasi ( Atanasio) che abbiamo chiamato “la cappella Sistina di Albania” della prima metà del “700, protetta da un muro e con un piccolo cimitero ancora usato in anni recenti.
La struttura è quella degli edifici sacri ortodossi, l’ingresso sul lato maggiore protetto da un lungo portico (nartece) sorretto da basse e robuste colonne. Esternamente affreschi purtroppo un poco deteriorati, nella lunetta sopra l’ingresso è raffigura l’offerta del modello della chiesa.
L’interno recentemente restaurato, è una magnificenza di colori e immagini; quattro pilastri e colonnine sostengono la navata, la parte riservata ai fedeli è tutta rivestita di begli affreschi dai vivaci colori. Nella parte inferiore, a destra e a sinistra, una processione di santi riccamente vestiti e alcuni con armatura. Nella parte superire vi sono scene della vita di Gesù e racconti biblici. Sulla parete di fondo la Dormizione della Vergine assistita da santi e da Gesù.
Una bellissima iconostasi nasconde il presbiterio; la volta è affrescata e nella cupola è raffigurata la Madonna. E’ forse la più bella chiesa che abbiamo visitato ed è fortunatamente/sfortunatamente pochissimo conosciuta e difficilmente raggiungibile. Come altre chiese di Voskopoja è tutelata dall’UNESCO e da “Patrimoine sans frontières” una associazione francese. Poi con i fuoristrada fino al monastero di San Giovanni Prodhromit, un bel complesso fine “600, in mezzo al bosco – monastero e chiesa.

Nella chiesa gli affreschi hanno gli stessi soggetti di San Atanasio ma con i colori sono molto sbiaditi. Vietato fotografare e filmare, con un custode a controllare ogni nostro movimento e a redarguire pesantemente. Al ritorno era prevista la visita alla chiesa di San Nicola, ma il prete non ha aspettato oltre l’orario convenuto (da vedere assolutamente prox viaggio).
Direzione Prespa sul lago omonimo – su uno scoglio nel lago c’è un antico eremo (l’isola dell’eremita)-; lasciamo i camper nel piazzale di un distributore chiuso e con un pulmino (la strada è in rifacimento) raggiungiamo il lago.
Il paese con le case di pietra e con i muri intonacati di bianco, il lago è poco profondo l’acqua verde e con tantissimi punti bianchi (guardando bene, sono pellicani, una numerosa colonia). Una piccola spiaggia sassosa come imbarcadero di fortuna per l’isola di Mali Grad. La polizia di confine ( il lago è di tre paesi: Albania, Macedonia e Grecia ) con la Macedonia dopo un sacco di storie ci permette di imbarcarci su una una vecchia barca con minuscolo motore noleggiata telefonicamente in paese.

Abbiamo visto da vicino i pellicani belli e maestosi. L’isolotto è uno scoglio roccioso e boscoso con le grotte dove vivevano gli eremiti; la cappella di San Paolo è nella grotta più grande appena visibile dall’acqua. Una traccia di sentiero infrascato conduce alla cappella, gli affreschi esterni sono molto rovinati, all’interno non è possibile entrare. Tornati ai camper proseguiamo fino a Pogradec, sul lago di Ohrid, sosta e pernottamento in una piccola area distante dalla strada vicino a dei laghetti e ristorante
2/6 Pogradec – Ohrid Km 35
Entrata in Macedonia (sufficente la carta di identità) lavori in corso alla frontiera albanese, rapido controllo e dopo pagamento di una tassa pari a 2 € giorno di permanenza in Albania siamo in Macedonia. Si nota subito la differenza fra i paesi, le strade sono molto migliori di quelle albanesi. Prima sosta il monastero di San Naum, ricostruito nel XVI sec sul preesistente fondato dal Santo nel 905.
Il monastero è all’interno del Parco nazionale di Galicica, è oasi naturale del Drin Nero. Sostiamo i camper nel park, troviamo un ampio spazio con erba abbastanza alta e poi ci si avvia a piedi verso il monastero. Lungo il percorso una fila incredibile di bancarelle con bigiotteria, panini con pollo e hamburger (queste cose non le abbiamo mai trovate in Albania).
Interessante la visita, il complesso monastico ancora attivo, è cinto da un muro e circondato da un bel giardino; quì e nel cortile interno numerosi pavoni che passeggiano e sfoggiano la loro livrea. La chiesa ha pianta a croce greca ed è circondata dalle celle dei monaci. L’interno è tutto affrescato ed ha una bella e ricca iconostasi. Un’urna di pietra contiene le reliquie di San Naum.
Pranzo conviviale nel park, poi dopo ulteriori acquisti nelle bancarelle di souvenir direzione Ohrid. Anche questa città è tutelata dall’UNESCO. Lungo strada splendidi panorami sul lago con i prati che vanno a lambirlo. Sistemato i camper sulla darsena all’ingresso della città e a piedi (un buon 20 minuti) sul lungolago verso il centro. Ohrid è una delle città più antiche d’Europa; sono stati trovati reperti risalenti al neolitico ( 6000 a. C), poi è stata abitata dagli Illiri, poi i greci con la colonia di Lychnidos.
Succesivamente diventa colonia romana, è sulla via Egnatia (che collegava Durazzo – Roma – con Bisanzio), i Bizantini vi diffusero il cristianesimo. Poi i bulgari, e divenne capitale dell’impero bulgaro. La cittadella di re Samuele domina la città. Visitato la cattedrale di Santa Sofia,trasformata in moschea e poi tornata al culto ortodosso.
La cittadella, il teatro romano, poi anfiteatro , le imponenti mura del castello e la chiesa di Santa Bogorodica Perivlepta ( la Santa Madre di Dio Onnipresente e Onnisciente), viene chiamata anche San Clemente è stato custodito quì il corpo del Santo quando la sua chiesa divenne moschea. Ohrid una bellissima città d’arte, molto accogliente con i turisti; nella via principale tantissimi negozi con le “perle di Ohrid”, prodotte – dicono – con le scaglie di un pesce del lago. Nottata tranquilla sulla darsena

3/6 Ohrid – Durazzo – Ulcjni Km 316
Lasciamo la Macedonia e prendiamo direzione Durazzo ultima tappa del nostro viaggio. Passata la frontiera Macedone-Albanese si prosegue sulla via Egnatia verso il mare. la valle del fiume Shkumbini con bei panorami e poi Elbasan, dove nella vecchia zona industriale abbandonata, alcune ciminiere sono state trasformate in minareti.
A Durazzo il nostro viaggio si conclude in ciò che è rimasto dell’area verde adiacente al ristorante “i Pescatori“, nel primo pomeriggio dopo aver salutato gli equipagi che restano ancora un giorno in tre camper riprendiamo la strada del ritorno. Una veloce galoppata fino a Ulcjni nel piccolo camping.
I giorni seguenti lentamente il rientro a casa.
Hanno partecipato al tour “ALBANIA 2010“
Raul con Pepe (Labrador giramondo)
Tonino e Lucia
Miro e Savina
Ennio e Lucia
Giancarlo e Lucia con Charlie (cucciolo di Cavalier King)

“Feja e Shqiptarit është Shqiptaria”
“La religione degli albanesi è l’albanesità”
Un poco di conti (km del reportage 1667) | ||
Traghetto AR Ancona – Spalato – Ancona 1 camper e 1 persona cabina riservata da 2 | 365.00 | |
Vignette transito Montenegro | 30.00 | |
Carta verde Albania | 27.00 | Validità 15 gg |
Tassa soggiorno uscita Albania | 28.00 | 2,00 euro giorno |
Guida/accompagnatore per tutto il periodo, da frontiera a frontiera | 350.00 | Per camper |
Sim Eagle Albania e ricariche varie | 50.00 | |
Parcheggi e Camping Croazia, Montenegro | 32.00 | |
Spese varie, ristorantini, nolo pulmini e fuoristrada, ingressi, carburante | 260.00 | |
Dove possibile Carburante con carta di credito |