10 dicembre 2009 – 11 gennaio 2010Dopo aver visto i deserti del Marocco, della Libia, della Tunisia, dell’Egitto, della Giordania; eravamo curiosi di vedere quella parte del deserto Algerino di cui avevamo sentito parlare, che tante volte avevamo sognato e che rimane a sud di Tamanrasset.

Interessati erano anche Ugo e Luisa con cui avevamo fatto il viaggio in Iran e abbiamo cercato così chi organizzava viaggi in Camper e fuoristrada per piccoli gruppi ed è andata benissimo. (dal 18 dicembre 2009 al 11 gennaio 2010) un gruppo più lillipuziano difficilmente si formerà ancora, 3 camper e un fuoristrada. Di seguito il nostro reportage del viaggio
18/12/2009
Forlì – Genova porto Km 383.Trasferimento allucinante con ghiaccio e neve (piegato braccio tergicristalli sinistro), buona parte della strada dietro a spazzaneve. Pernottamento in porto.
19/12/2009
Genova – Tunisi nave.Incontro con i partecipanti al Tour, il gruppo forma una piccola carovana.3 camper: e 1 fuoristrada Toyota Land-cruiser.Sul fuoristrada viaggiano Sergio, l’organizzatore del viaggio, e il poliedrico giornalista/ consulente editoriale Alberto, da Torino.I camperisti sono: Luisa e Ugo, cuneesi, su Challenger profilato – Anna e Claudio, milanesi, su Laika mansardato – noi, Rosanna e Raul, forlivesi, su Adria profilato, con Pepe, compagno a 4 zampe di tutti i viaggi.Imbarco su motonave-traghetto Splendid della GNV; partenza per Tunisi con tre ore di ritardo.
La nave non è certo al meglio sia come manutenzione arredi che come pulizia, ma ormai siamo saliti e…..Pernottamento in cabina nave
20/12/2009
Tunisi la Goulette — Hammamet Km 78.Arrivo a Tunisi con un’ora di ritardo; poi due ore di fila per passare la dogana. Al cambio 1 Euro = (1,862) 1,9 dinari tunisini – Costo gasolio = 0,5 Euro. Dopo 78 km. arriviamo al camping “Samaris” di Hammamet. in periferia (direzione Sousse).
Tranquillo; però dato il poco tempo a disposizione e la distanza, non riusciamo ad andare a vedere la medina e la kasbah.Si fa il pieno di acqua, e si iniziano a leggere i libri che si è portato Sergio per introdurci all’Algeria. Sono testi di Mano Dayak sul popolo TUAREG , “Con la sabbia negli occhi” e “Tuareg: il popolo del deserto” Ed. EMI www.emi.it E così cominciamo a inquadrare meglio il popolo Tuareg (lingua = tamasheq / alfabeto = tifinagh) , distribuito nelle zone del Sahel di Algeria, Mali e Niger, popolo per il quale AMAM IMAN = l’acqua è vita!Pernottamento presso camping “Samaris” di Hammamet (40 29 953 N 6 39 981 E).
21/12/2009
Hammamet — Nefta confine algerino Km 464.Tappa di trasferimento con un bel sole fino al confine algerino; breve sosta Tozeur nella piazzetta del Museo Dar Charait (dove c’è una trattoria gestita da emiliani) e poi dopo Nefta giungiamo in frontiera: 464 km. tranquilli accompagnati dal sole.
Alla frontiera la polizia ci blocca facendoci sistemare a fianco della sua palazzina: incontro con la guida algerina, un Tuareg di Tamanrasset che si chiama Moulud, il quale ci dice che alcuni giorni prima un gruppo di turisti che aveva attraversato la frontiera di notte è stato depredato, e pertanto la polizia ci permetterà di ripartire solo domattina.Moulud è accompagnato dal più piccolo dei suoi 4 figli, Islam (significa ‘pace’), che ben presto familiarizza con Pepe e rimarrà con noi fino a Tam ma non per il ritorno, perché dovrà riprendere la scuola.Pernottamento frontiera Algerina (37 32 767 N 3 64 050 E).
22/12/2009
Confine algerino – Ghardaia Km 500.Dopo 3,5 ore per pratiche di frontiera siamo in ALGERIA: ci hanno fatto anche il controllo sanitario (in piedi su una pedana e ripresi con telecamera a infrarossi per controllo temperatura), per verificare che non fossimo affetti da influenza suina . Cambio (100 euro = 10.250 DA dinari algerin) e assicurazione RCA (2600 DA). Il gasolio costa 13,70 DA litro.
La nostra destinazione è GHARDAIA, passiamo pertanto da El Oued (la nostra guida dice che non è gran che, ma nella Lonely è presentata come la “città dalle 1000 cupole, perché la maggior parte degli edifici è sormontata da volte a cupole, concepite per affrontare il calore estivo, poiché questa è una regione particolarmente afosa; sarebbe da vedere dall’alto, salendo sul minareto.Ma è un desiderio che rimarrà tale anche al ritorno !). poi per le animate città d’oasi, che sono paesi costruiti sulla sabbia, di Tauggourt, Guerrara, Berriane, GHARDAIA.
Quest’area dell’Algeria centrale è dominata dalla varietà dei paesaggi: i grandi Erg, immensi oceani di sabbia rosata distribuita su dune ondulate; vi sono anche vaste pianure disseminate da arbusti, incorniciate da montagne dalla sommità piatta simili a quelle del Colorado, e poi fertili vallate verdi e neri altipiani vulcanici.Siamo nella regione del M’Zab, che inizia a sud di Berriane, un territorio arido che racchiude un gruppo etnico particolare, i mozabiti, una stirpe di razza berbera che costituisce una comunità religiosa integralista, molto coesa, che aderisce alla corrente ibadita dell’islam. Quindi: berberi mussulmani integralisti.Giunsero qui intorno al XI sec. dopo essere stati cacciati dalle loro case del nord, e scelsero questa terra aspra e poco accessibile per proteggere la loro comunità; gli ibaditi stanziatisi qui presero il nome di mozabiti, e sono rimasti estremamente legati alla tradizione. Sono considerati ricchi rispetto alla media degli algerini, per la loro abilità nei commerci e nell’imprenditoria.
Anche quelli che si sono spostati ad Algeri o sono emigrati in Francia, mantengono i rapporti con Ghardaia, la loro città di riferimento. Ci rendiamo conto di essere nella loro zona già a Guerrara, dove iniziamo a vedere le donne integralmente coperte da un grande mantello -in genere di colore bianco- che le avvolge tutte e che lascia scoperto solo 1 (uno) occhio. Impressionante.Gli uomini hanno barbe particolari e generalmente uno strano paio di pantaloni con cavallo bassissimo, molto molto larghi e “plisettati”, e una specie di zuccotto in testa, i ragazzini anche loro con lo zuccotto.Il rigoroso settarismo dei mozabiti ha contribuito al mantenimento della purezza razziale ed alla conservazione di abitudini e usanze immutate nei secoli.
Con la loro operosità hanno scavato pozzi, hanno creato dal nulla rigogliosi palmeti e, una dopo l’altra, edificato le 5 città del M’Zab. Aspetto che capiamo meglio l’indomani. Qui si riconosce bene lo oued o uadi = alveo fluviale arido, letto di antico fiume, per lo più prosciugato, che per il periodo delle piogge si riempie improvvisamente di pioggia; infatti all’inizio di uno uadi c’è un cartello con una grafica che indica tale eventualità.Anche a Ghardaia alcuni anni fa c’è stata una pioggia particolarmente violenta, e in molti angoli se ne riscontrano tuttora le tracce. Ora sono corsi ai ripari facendo della alte barriere in calcestruzzo per evitare danni alla città.Pernottamento Residence Hotel Camping Oasis (35 95 413 N 5 64 455 E).
23/12/2009
Ghardaia Km 0.Giornata dedicata a GHARDAIA (sito dichiarato Patrimonio dell’Unesco), che si estende su 5 colli su ognuno dei quali vi è una cittadella; le 5 cittadelle costituiscono la pentapoli mozabita di cui fanno parte Ghardaia, che è la capitale – Beni Isguen la città santa, e la più integralista; – Melika la regina, con il grande palmeto – Bou Noura la luminosa – El Atteuf la decana, perchè la più antica.L’insieme delel cittadelle di Ghardaia è famoso per l’armoniosa combinazione di semplicità di forme e stili; per gli urbanisti la pentapoli rappresenta la sintesi culturale di questo popolo austero (e ricco, rapportato con il livello di vita dell’Algeria), ogni elemento costruttivo è legato alla quotidianità ed è per questo che Le Corbusier ha tratto l’ispirazione per alcune delle sue opere architettoniche in Francia.
Città-fortezze sono state erette all’interno di grosse mura di cinta diventando dei villaggi grandi il giusto per ascoltare da qualsiasi punto il richiamo del muezzin, da minareti ibaditi dalla particolare forma conica. Intorno alla sommità delle cittadelle scendendo vi sono i quartieri dei commercianti e le possibilità di contatto con l’esterno.Ogni cittadella ha la sua propria oasi e palmeto, luogo di riposo, di ritiro e di svago per le famiglie mozabite nella stagione calda. La visita di ogni cittadina non la facciamo con Moulud, ma con una guida locale, di cui è obbligatorio dotarsi attraverso l’ufficio turistico.
Andiamo in tre delle cinque cittadelle che formano Ghardaia: belle ed interessanti.GHARDAIA l’ingresso alla città vecchia si trova lungo la via Ibn Rosten (dove acquistiamo il primo dei cd di musica tuareg), che conduce ad una bella piazza contornata da portici, con il pavimento in acciottolato, rimasta inalterata nei secoli, dove si tiene il mercato giornaliero. Anche le vie che da essa dipartono sono piene di negozi, bancarelle, venditori, folla, rumori, odori e colori.Qui ci sono prodotti artigianali tipici del M’Zab (acquistiamo una sorta di teglia in terracotta con la superficie ondulata, usata qui per la cottura del pane) ma anche oggetti che provengono un po’ da tutto il Sahara. Qui, come nelle altre cittadelle, interessante è percorrere le viuzze per giungere fino alla sommità. Si incontrano tanti residenti e tanti asinelli.Poi passiamo a EL ATTEUF (dista 9 km. da Ghardaia), che in periferia ha rotonde stradali su cui poggiano grandi interessanti sculture di terracotta.
La cittadella è divisa per zone commerciali: i macellai, i lavoranti della pelle, ecc… Suggestivo è giungere nella parte bassa alla moschea di Sidi Brahim, un semplice edificio bianco risalente a 700 anni fa, la cui architettura ha ispirato Le Corbusier.Un gruppo di ragazze algerine ci chiama per far conversazione. Verso sera passiamo a BENI ISGUEN, con i bastioni che si estendono per circa 2,5 km, alti 3 m. Il suo nome significa “i figli di coloro che detengono la fede” e si coglie subito che siamo in un ambiente più rigido: un cartello all’ingresso della cittadella, vicino all’antica pesante porta, chiede a chi entra di non fumare / di non fotografare le persone / di avere un abbigliamento che non offenda / e specifica che a nessun arabo (e tanto più ad uno straniero) è permesso penetrarvi dopo il tramonto.
Nella piazza del mercato nel tardo pomeriggio la vendita avviene con l’asta quotidiana, dove il pubblico banditore propone gli oggetti. Nella giornata abbiamo visto che era in corso anche l’incontro nazionale (Jambori) degli Scout algerini.La sera, come ieri sera, siamo in sosta nel tranquillo giardino interno del Residence Hotel Camping Oasis e stasera, avendolo prenotato, si cena col couscous. Al mattino arricchiamo la colazione con i datteri i cui rami sono stati appena staccati dalle palme.Pernottamento Residence Hotel Camping Oasis (35 95 413 N 5 64 455 E).
24/12/2009
Ghardaia — 50 Km a Nord di In Salah Km 585.Viaggio di trasferimento: paesaggi splendidi. Pranzo in una trattoria “dove sostano i camionisti”: zuppa di ceci, zuppa di lenticchie, entro cui c’è un pezzo di carne di montone. Tocchiamo El Golea e ci accampiamo in campo aperto a 50 km. a N di In Salah, in pieno deserto di pietre, tra montagne dalla cima piatta, soltanto noi, in un posto distante dalla strada, chiamato “il Raduno del Pellegrino”, perchè qui c’è un pozzo -non facile da individuare- e si ritrovavano le carovane che da Tamanrasset, El Golea e altri paesi andavano in pellegrinaggio alla Mecca e, al ritorno, per tradizione l’ultima notte la trascorrevano qui.Pernottamento a 50 km. a N di In Salah, in pieno deserto di pietre (30 97 727 N 4 66 747 E)
.25/12/2009
In Salah — Marabutto Mulay Lanchene Km 500.Natale in viaggio e pranzo durante una sosta nel deserto. Ci siamo insabbiati ed abbiamo rotto due funi per poterne uscire.
Per stare riparati da aria-sabbia-vento, molti di noi ormai si fanno il turbante (in lingua tuareg: taguel moust oppure cheque=ses). Pernottiamo presso la moschea bianca e verde dove è sepolto il Marabutto Mulay Lanchene, che ha dato il nome a questo luogo.I marabutti sono religiosi che amministrano la giustizia e insegnano i versetti del Corano; nel mondo musulmano a quelli che sono venerati sono dedicati piccoli bianchi santuari.
Da In Salah a Tamanrasset, a fianco della strada sulla destra troveremo sempre i lavori in corso per la realizzazione dell’acquedotto, che viene costruito da cinesi, che chiamano gli uomini rossi, perché questo è il colore di quasi tutte le tute.
Ci spiegano che, avendo trovato acqua al centro-nord, servirà per potenziare la zona desertica di TAM, dove sono stati individuati giacimenti di diamanti, ferro, uranio, mercurio, oro, che in futuro saranno una grande risorsa per l’Algeria. Per il loro sfruttamento è prevista anche la realizzazione della ferrovia.E’ impressionante la presenza di mezzi movimento terra, e di uomini addetti. Nel primo tratto del nostro trasferimento la strada è molto trafficata da camion su cui sono caricati 3 o 4 tratti dei grossi tubi, che poi vengono lasciati a fianco dello scavo e ‘deposti’ dentro al solco con particolari attrezzature. E’ previsto che sia completato nel 2011.Pernottamento vicino al Marabutto Mulay Lanchene (27 33 966 N 6 66 907 E).
26/12/2009
Marabutto Mulay Lanchene — Tamanrasset Km 270.Andiamo a vedere il bianco Marabutto, ed il vicino piccolo villaggio: piccole case a cubo gialle o rosso granata, il fuoristrada vicino all’ingresso, ed alcune galline e capre; su di una costruzione tanti pannelli fotovoltaici.Islam caccompagna a vedere un antico pozzo, per un sentiero in mezzo alle rocce che richiama tanto Capo Testa in Sardegna.Ripresa la strada principale, sempre ci accompagna il lavoro dei cinesi per la costruzione, senza sosta, dell’acquedotto.
Passiamo a fianco della Montagna degli Spettri (190 km a nord di Tam): è un grande massiccio, ora recintato con il simbolo di ‘pericolo’, perchè i francesi durante la colonizzazione, dal 1960 al 1965, hanno fatto esperimenti nucleari e tutta la zona è ancora contaminata dalle radiazioni.Superiamo Arak e le sue gole; pranzo al “ristorante”, dove molti locali mangiano la “macarona” (= pasta cotta in un minestrone) e prendono acqua dalle guerba o ghirba, otri ricavate dall’intera pelle di una pecora o di una capra, che mantengono la temperatura freschissima, come verifichiamo toccando con mano !
Superata la linea del Tropico, arrivo TAMANRASSET (i frequentatori del deserto la abbreviano in TAM – Chiediamo se il termina ha un significato, Moulud ci dice che Tamanrasset è il nome di un piccolo scarabeo, di cui in passato ve ne erano moltissimi. Ci sistemiamo nel camping “Bois pietrifié”, nome che riprende i paesaggi lunari di foreste pietrificate che vedremo nei giorni successivi.
Tam è una città moderna, con ampie zone per mercati, e con lunghi marciapiedi porticati, come misura di protezione dal caldo. Tantissimi i fuoristrada e le moto da enduro, perché di qui partono i raid nel deserto. La città si vivacizza dopo le 18: non è bellissima ma è pur sempre la capitale del Sahara algerino.
Ceniamo in un ristorantino tipico: spiedini di carne fegato di montone e insalata mista, oltre all’omelette con le patate fritte inserite in cottura.
Le donne indossano abiti dai colori vivaci; sono a capo coperto e a viso scoperto. Nell’hotel adiacente al campeggio vediamo la sala direzionale dello staff cinese che segue l’appalto dell’acquedotto, con tanti tabelloni dove sono indicati gli organigrammi degli incarichi e molti slogan sulla qualità totale.Dopo cena andiamo a conoscere la famiglia di Moulud: la moglie e gli altri 3 figli. Abitano in una villetta a schiera con cortile interno; in quest’occasione ci spiegano che l’Algeria ha un governo socialista che, con una contribuzione non troppo onerosa del cittadino, assicura la casa, l’istruzione e l’ambiente per avviare un’attività commerciale.Pernottamento Tamanrasset, camping “Bois pietrifié” (25 23 923 N 7 57 851 E).
27/12/2009
Tamanrasset — Assekrem (la fine del mondo) Km 88.Oggi inizia la parte di tour con i fuoristrada che ci terrà fuori dal mondo fino al 31. Si va a nord di TAM per un percorso molto sassoso, dove si estende l’altipiano dell’Atakor, una regione di vette scure e terreni aridi in cui (a 82 km) da TAM svetta l’ASSEKREM (h. 2800 m.): bei paesaggi rocciosi (sembra di essere in Dolomiti, sulle Tre Cime di Lavaredo !) e tramonto sulla valle. Questa zona è chiamata “la fine del mondo”.
Dal rifugio siamo saliti fino all’eremo costruito nel 1911 da Padre Charles de Foucauld, un francese che, dopo una giovinezza gaudente, si trasferì in Nord Africa arruolato nell’esercito francese, dove svolse l’attività di topografo. Esplorò la regione montuosa del Marocco, e tornato in Francia a 31 anni divenne monaco trappista poi, ordinato sacerdote, partì per il Sahara.Prima realizzò un eremo a Beni Abbes, poi raggiunse Tamanrasset dove fondò questo eremo e un ordine religioso frugale, molto dedito alla preghiera.
Foucauld trascorse gran parte del suo tempo (fino al 1916, quando venne ucciso da un gruppo di ribelli e sepolto a El Golea) nel deserto e si avvicinò al popolo tuareg, studiandone la cultura e la lingua tamashek.Va detto che la nostra guida tuareg dimostra di non apprezzare granchè questo personaggio, in quanto francese ed accomunato comunque tra i colonizzatori dell’Algeria e del popolo tuareg. Scesi dalla cima dell’Assekrem, sempre tra sassi grandi e aguzzi, ritorniamo al rifugio, dove c’è tanto vento e molti hanno piantato le tende.Cena dentro al rifugio e, dopo un couscous, noi trascorriamo la notte in sala da pranzo trasformata in dormitorio, fitti sui materassini di gommapiuma. Noi, un gruppo di lombardi di Avventure nel Mondo e alcuni belgi facciamo 22.Pernottamento Assekrem “la fine del mondo” rifugio CAF (25 74 658 N 7 69 784 E).

28/12/2009
Assekrem — Moggar – Taratine deserto Km 150.Sempre tra rocce, sassi, arbusti, alberi di acacia, qualche pastore con greggi di capre. Sosta a Movedi, dove a noi si unisce Fella (significa “Jasmine”), algerina di Algeri., che ha sempre un gran traffico con il telefonino! Poi ritorniamo alla periferia di Tam, dove troviamo un altro fuoristrada, condotto da Mohamed (si unisce a noi anche il figlio grande di Moulud, anch’egli di nome Mohamed), e prendiamo le provviste e le tende che ci serviranno nei prossimi 4 giorni nel deserto.Iniziamo ad andare sotto a Tam, verso sud.
Azazir, poi notte a Moggar (zona Taratine), sotto il monte Argan (nome che significa: vecchio cammello). Qui davvero di distingue la differenza fra un ERG (= deserto di sabbia) e un HOGGAR (=deserto di roccia). Stiamo facendo il TASSILI HOGGAR.Moulud ci mostra il cespuglio con le foglie che, ripiegate, lasciano uscire un liquido simile al latte che, se messo a contatto con gli occhi, dicono porti alla cecità. Durante le soste, si vedono bambini che sbucano dal nulla e da lontano ci guardano, Ugo e Luisa hanno portato matite e quaderni, così a volte li chiamiamo e cercando di metterli in fila si distribuiscono i doni.
Per cena una chorba di verdure e costolette di montone alla griglia.Pernottamento Moggar – Taratine deserto (24 84 124 N 7 93 388 E).
29/12/2009
Moggar – Taratine deserto — Tagrera pieno deserto Km 144.Incontro con pastore che scuote, con un lungo bastone, le tenere foglioline dagli alberi di acacia: appena arrivano a terra sono il cibo per le capre; diversamente le capre non potrebbero mangiare perché le acacie, e gli altri arbusti con foglie, sono tanto spinosi. Ancora deserto: rocce e sabbia. Numerosi insabbiamenti. Raccolta di colicintis, i meloncini del deserto.Mohamed, che come tanti tuareg è un grande conoscitore delle proprietà curative delle erbe del deserto, va a cercare la piantina dell’artemisia, e da ora in poi preparerà ad ogni pasto delle ottime tisane con le sue foglie argentate, in alterativa al te, cosa che viene molto apprezzata (incontrato un paio di Toyota, una in panne e col motore parzialmente smontato; Moulud e Mohamed parlano a lungo con gli autisti)
.Pranzo a Hkachacher e pernottamento a Tagrera: siamo a 180 km. dal confine con il NIGER. Oggi e domani si vedranno tante meraviglie naturali: aspre catene montuose vulcaniche di picchi che sorgono dalla sabbia rossa, canyon profondi, pianure di ghiaia nera.In questa zona (a differenza di altre vicino a Djanet e a Tam) non vi è grande presenza di incisioni e dipinti rupestri -ne vediamo alcuni-, ma vi sono dei paesaggi eccezionali. Anche la flora, nella sua essenzialità, ha il suo fascino. Nottata sempre sotto vivide stelle, i nostri accompagnatori Tuareg preparano il pane, e cuociono pane e montone sotto alla sabbia.Pernottamento Tagrera pieno deserto (23 87 449 N 2 36 800 E).
30/12/2009
Tagrera — El Ghassour deserto Km 49.Invertiamo la marcia: inizia il rientro verso Tam (Moulud non dice nulla ma si vede che non è tranquillo, il viaggio ci avrebbe dovuto portare a non meno di 50 Km dal Niger, invece rientriamo 130 Km prima). Nel tardo pomeriggio giungiamo al Parco naturale chiamato El Ghassour = Il Castello – E’ un luogo affascinante. Ci sistemiamo in un cerchio di alti picchi di roccia, dove piantiamo le tende.Bel giro a piedi a vedere i pinnacoli di El Ghassour, di rocce nere (diaspro vulcanico) e rosse, scattiamo tante foto e facciamo una gara fantasiosa a riconoscere qualcosa di concreto nei profili delle rocce: musi di scimmie, l’elefante, …….. A sera altro bivacco: si cena con una zuppa tipica, fatta con verdura e pezzettini del pane di ieri sera, cotto nella sabbia.
E per finire: sempre la tisana di artemisia, sapientemente preparata da Mohamed autista, che impiega tanto tempo a trasferirla da una teiera all’altra, per ben ossigenarla, sempre tenendola sul fuoco alimentato con i rametti del deserto. La notte degli sciacalli. Mentre stiamo conversando sotto la luna, Pepe comincia insolitamente ad agitarsi e a borbottare.Moulud ci fa segno di tacere, e dopo un po’ sentiamo degli ululati. Lui ci dice: Pepe agisce per tenerli lontani, abbaia, si allontana dal bivacco, corre nella sabbia e spesso sale sulle rocce. Questa notte usciamo meno del solito dalle tende. Ben presto la mattina ci rendiamo conto che gli sciacalli hanno lasciato diverse orme, che si sono avvicinati fino a una trentina di metri dal nostro bivacco, ma che non hanno raggiunto le tende.El Ghassour deserto (24 14 116 N 2 41 300 E).
31/12/2009
El Ghassour — Tamanrasset Km 174.Rientro a Tamanrasset: una bella doccia e poi in giro per la città, a far spesucce. C’è un centro di artigianato e qualche mercatino coperto, oltre al loro mercato alimentare. Acquistiamo una carta dell’Algeria e la croce di Agadez in argento (con girocollo a fili di cuoio), il più tipico dei gioielli tuareg, antico ornamento con incisioni, che identifica località e tribù.Visita in moschea. Cenone di Capodanno autogestito con ospiti Moulud, due suoi figli, e Mohamed in uno splendido abito da cerimonia color oro. Dopo cena Mohamed ci lascia in fretta, deve portare i pezzi di ricambio al Toyota che avevamo trovato in panne due giorni fa e che ancora attende.Pernottamento Tamanrasset camping “Bois pietrifié” (25 23 923 N 7 57 851 E).

01/01/2010
Tamanrasset — In Salah nel deserto Km 699.Veloce trasferimento da Tamanrasset e sosta per il pranzo in un altro locale di transito per camionisti. Tirata lunga, brevissima fermata a In Salah (città che alle spalle ha una duna di sabbia che gradualmente avanza, che forse meriterebbe una sosta più lunga, per assaporare la vita locale), dove la guida acquista alcuni pesci che poi preparerà sulla brace, durante la sosta notturna nel deserto, fuori dal paese.
Siamo nel deserto dove sono state piantate tante piccole palme, che però sono essicate. Per tutta la giornata abbiamo sempre seguito il tracciato della condotta dell’acqua, in corso di esecuzione da parte dei cinesi.Pernottamento superato In Salah, deserto (30 06 732 N 4 24 768 E)
02/01/2010
In Salah — Timimoun Km 573.Da In Salah in poi, deserto a volontà, piatto (attraversiamo anche il plateau di Tademait) sino a Timimoun, vivace e movimentata cittadina. Notiamo quanto vivace sia la periferia di Reggane, città da cui parte da Bidon5, ovvero la strada che porta in Mali.

La guida, timorosa del tempo da impiegare ai numerosi posti di blocco, purtroppo non ci fa sostare ad Adrar, dove sarebbe stato interessante vedere l’architettura della place des Martyrs. Giungiamo in una zona del Grand Erg occidentale d’Algeria nota per gli accorgimenti idrici e l’abilità nel realizzare impianti di irrigazione che consentano di avere una qualche resa da terreni così aridi e giungiamo a Timimoun.
Subito vediamo il suo colore rosso (lo chiamano rosso ocra, ma sembra più la tonalità rosso granata o succo di melagrana !) e la tipicità della sua architettura, che è stata influenzata dagli spostamenti dei sudanesi, in tanti anni di commerci. Bell’esempio di patrimonio architettonico sono le porte d’accesso alla città, soprattutto la sontuosa Porte du Soudan, costruita anch’essa in epoca coloniale e orientata verso sud.
Altra tipicità sono i foggar, cioè dei coni rossi che sono posti sopra agli incroci delle condutture idriche; coni analoghi, se bianchi, sono le koubba, cioè le tombe dei marabutti. Subito ci lasciamo prendere dall’atmosfera vivace e giriamo a piedi nella lunga e larga via principale (avenue de 1er Novembre) e nelle viuzze laterali, inizialmente dandoci il cambio perché la guida ci consiglia di non perdere di vista i mezzi, fino a quando non li avremo messi in camping.Il mercato giornaliero è piacevolmente chiassoso, in parte scoperto e in parte coperto.
Un venditore che si fa particolarmente notare propone unguenti e rimedi di ogni genere.Vicino al mercato c’è l’ufficio turistico con un minuscolo museo. Ci sistemiamo nel gradevole piccolo campeggio “La Palmerarie”. Raul assaggia la “maccarona” preparata da Moulud, che si rivela ottima. Dopo cena ci inoltriamo nella “medina”, che è vicina al campeggio, e nei suoi vicoli stretti e tortuosi.Pernottamento Timimoun camping “La Palmerarie” (32 40 370 N 2 30 931 E).
03/01/2010
Timimoun Km 0.Dedichiamo l’intera giornata a TIMIMOUN: ci fa da guida il giovane Abed, che anzitutto ci porta nella parte bassa della città, dove sorge il palmeto, più vicino al lago salato.
Ci mostra quanto siano operosi gli abitanti, che hanno scavato pozzi, realizzato ingegnose condutture e sistemi di irrigazione, sfruttato i minuscoli riquadri di terreno sabbioso sotto le palme, per piantarvi erba per gli animali e ortaggi.Vediamo uomini e donne al lavoro, generalmente con l’asino vicino; un uomo lava dalla terra le cipolline appena colte.
Abed ci mostra dei fiori particolari. Poi ci porta di nuovo in città, nella medina che, vista con la luce del giorno, ha case e mura di un intenso colore rosso ed è davvero suggestiva e, in larga parte, restaurata.Da un artigiano fabbro acquistiamo un bracciale in argentone, che ci viene presentato come riproduzione di antichi motivi tuareg.
Di forte attrattiva è l’ex Hotel de l’Oasis Rouge, costruito nel 1914, caduto in disuso negli anni scorsi e oggi centro culturale. Avrebbe necessità di qualche restauro ma comunque belle sono le decorazioni, a motivi geometrici bianchi incisi sulle pareti rosse.Il custode è assai gentile e ci conduce anche sulla terrazza, da cui vediamo tutta l’animazione e gli scorci della città; c’è anche un punto vendita di un po’ di artigianato locale, soprattutto pannelli dipinti su sfondo di sabbia.
Vicino al mercato acquistiamo 2 sciarpe in cotone colorato, genere batik, quelle portate dalle donne del posto; in seguito realizziamo che in una c’è scritto “trade in Arab Emirat” e nell’altra “made in Pakistan” !Continuiamo a girare per le pittoresche viuzze della città, e ci rendiamo conto che qui -ancor di più che negli altri luoghi- la popolazione è un variegato connubio di etnie: come scrive la Lonely, ci sono haratini (neri) – berberi zenete – arabi chaamba, originari dell’est – africani neri (discendenti dagli schiavi del Mali), ecc.La regione dove siamo è la Gourara e la lingua predominante nella regione è lo zenete, un idioma berbero simile a quello parlato nella Kabylie e nello M’Zab.
Pranzo in campeggio, dove ci sono alcune piante del cotone, con i loro ciuffi bianchi.Partiamo con i fuoristrada, per fare il Circuito della SEBKHA, diversi km. che si snodano fiancheggiando un lago salato e attraversano bei paesaggi, con piccoli villaggi e cadenti fortezze o ksar abbarbicate nella roccia rossastra.Ne vediamo alcune e dalla sommità delle fortezze si vedono piccoli palmeti e l’arido ma affascinante paesaggio in lontananza. Sono visibili diverse grotte e alcune incisioni. Vediamo Tindjillet, costruita in equilibrio sul margine di uno sperone, e Tasfoud, con castello del XIII sec.
Raggiungiamo un altro piccolo villaggio dove si è costituita una cooperativa di donne che lavorano l’argilla e producono terraglie, ed anche oggettini in stoffa. Si tratta di cose molto semplici, che consentono a queste genti di viverci, ed è interessante contrattare delle combinazioni di acquisti.
Acquistiamo una brocca (che non sta in piedi) ed alcune ciotole di terracotta con inciso un motivo zigzagante.La guida, come ci aveva garantito, ci porta in un luogo di rocce e soprattutto sabbia, alla ricerca delle rose del deserto. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, ci spostiamo e -scavando con le mani- troviamo numerose piccole rose del deserto, ovvero scintillanti cristalli di sabbia.Rientrati a Timimoun con il fuoristrada, ci facciamo fermare prima del campeggio, dove all’andata avevamo adocchiato un grande affollatissimo spiazzo.
C’è il loro mercato, e dedichiamo un po’ di tempo a verificare le loro abitudini, sia nell’abbigliamento che nelle suppellettili per la casa.Anche qui un venditore pone all’asta coppie di pantaloni da tuta e mutandoni. Tante sono le bancarelle che vendono le pentole a pressione, attrezzo molto usato anche nel deserto per ottenere zuppe, “ciorbe”, veloci, e non consumare troppa legna per il fuoco.Pernottamento Timimoun camping “La Palmerarie” (32 40 370 N 2 30 931 E).
04/01/2010
Timimoun — Taghit Km 523.Da Timimoun trasferimento su un percorso che, per lunghi tratti, è costituito dalle dune ad un lato e la roccia dall’altro: immense dune dorate e ampi palmeti; tratti di strada con roccia da una parte e sabbia dall’altra. Sabbia, sabbia, alcuni fiumi con poca acqua.Sosta a BENI ABBES , altra interessante città d’oasi che sorge sul margine di una scarpata, da cui domina la palmeraie e il largo uoed e, come Taghit, è circondata da dune. Vi si respira atmosfera coloniale.
Anzitutto andiamo a vedere il primo eremo di Charles De Focault, dove tutto è semplice: chiesetta e cortile. Ci accoglie un “padre” che parla un buon italiano.Siamo sempre scortati dalla polizia. Visita allo ksar che sta andando in rovina, e poi al museo, dove ci sono esemplari di fauna (anche gli scaicalli e i fennec imbalsamati) e di flora del deserto, oltre ad una parte dedicata alla vita tradizionale.Le teche sono ben organizzate e i vari pezzi esposti sono catalogati.
Arrivati a TAGHIT: alloggiamo nel cortile dell’Auberg Jeuness, e andiamo a mettere i piedi nudi (soprattutto Pepe !) nella sabbia della grande duna.L’ostello della Gioventù era sorto come una bella e recente costruzione, ma è gestito così malamente che appare cadente e privi di manutenzione; la doccia è priva del getto a ombrello e dal tubo arriva solo acqua fredda o assolutamente bollente !Cena, con omelette, al centro del paese. Giro in paese, nella zona della piazza, dove alcuni negozi tengono aperto anche un po’ dopo il tramonto. Acquisto di cous cous di orzo macinato a mano.Pernottamento Taghit, cortile Auberg Jeuness (34 21 284 N 5 92 511 E).
05/01/2010
Taghit — Decam Km 445.Mattinata a Taghit: c’è chi sceglie di andare in fuoristrada a vedere le gravures rupestres. Noi rimaniamo in paese, più attratti dalla parte antica. Dapprima saliamo ancora sulle grandi dune, vediamo il campeggio ora in disuso, e poi facciamo visita all’interessante antica medina, costruita con mattoni e fango rosso e risalente al IX sec.Come in altri antichi luoghi sahariani, vi è stato un intenso uso del legno dei tronchi di palma, per realizzare le soffittature e le porte, talmente duro che ancora oggi è ben conservato. Il percorso di scoperta nel labirinto dei vicoletti è tutto segnato con frecce bianche, tracciate con la vernice sui muri dalla pro-loco. Interessante la moschea ed il vecchio ksar (forte).Tanti gli scorci sul palmeto sottostante. Alcune case sono ancora abitate; incontriamo gente e anche un cane da guardia. Riprendiamo il viaggio di trasferimento, tra aspre montagne e dune. Bechar – Beni Ounif : siamo nel punto più vicino al Marocco (ci chiedono di non usare i cb, perché qui sono facilmente intercettabili) – Moghrar è un bel paese/oasi di montagna; qui i poliziotti ci fermano chiedendoci gentilmente di vedere l’interno camper – Tiut è un’altra oasi in mezzo alle montagne; anche Chellala ha belle montagne. .Molti i dromedari nelle distese desertiche, con vegetazione ad arbusti.
Città di Ain-Sefra (dove è sepolta l’avventuriera svizzera Isabelle Eberhardt). Verso sera ci si accampa ai bordi di Decam; tre case, una moschea e la caserma. E’ la serata della Befana, ed è abbastanza freddo. Luisa e Ugo offrono biscottini piemontesi fatti con la farina di fagioli.Pernottamento Decam bordi del paese (36 72 339 N 2 53 576 E).
06/01/2010
Decam — Metlili Km 513.Da Becham andiamo ancora a nord verso El Bayard, poi verso nord-est sulla nuova strada con splendidi scenari, jebel (=catene rocciose) e deserto. Ghassoul – Gole e lago naturale* con barrage di BREZINA, tanti cammelli e tante fioriture viola.
Giungiamo a METLILI è una città animata, con tanti giovani e ragazzini che nel tardo pomeriggio escono da scuola.Giro per le viuzze del centro, con acquisto di olive, pizza e pasticcini. Notte passata alla periferia di Metlili nella corte di un parente della guida: bambini e pecore. Infatti il parente ha diversi camion per commerciare ovini: li acquista a sud e li rivende nella parte nord dell’Algeria, a un prezzo superiore.Con rammarico abbiamo conferma della consuetudine degli uomini di tenere isolate le donne; infatti le donne non sono presenti alla cena a cui partecipa anche una parte del ns. gruppo.
Noi intanto andiamo in giro per il paese e quando torniamo, le donne in disparte nell’altra stanza chiamano Rosanna per fare un po’ di conversazione, soprattutto con la gestualità !Pernottamento Metlili, corte di una abitazione (35 69 738 N 5 62 230 E).

07/01/2010
Metlili — Tozeur Km 617.Da Metlili rifacciamo la strada dell’andata: sfioriamo Ghardaia – Berriane – Touggurt (in molte città ci sono monumenti, musei e altre testimonianze della guerra di liberazione algerina, con cui il paese ha allontanato i francesi).
Lungo la strada file di alberi -molti i pini- piantati per fare barriera contro l’avanzare della sabbia.Poco prima di El-Oued rivediamo gli antichi pozzi, con vicino gli asini che ancora vengono caricati d’acqua, ma non riusciamo a fermarci: Moulud ci vuole portare prima possibile in frontiera. Dove giungiamo a sera e dopo meno di un’ora passiamo il confine algero-tunisino.
Rispetto all’immensità e soprattutto alla semplicità e al poco dell’Algeria, subito la Tunisia ora ci sembra il top del progresso e dell”accoglienza turistica.Nella notte raggiungiamo Tozeur, dove ci sistemiamo nel camping “La palmeraie”, nella zona dove ci sono gli hotel, situato dopo l’opulento Hotel 5 stelle Dar Charait; dopo al campeggio c’è il parco divertimenti dove ci sono finte rocce in vetroresina e cartapesta che rappresentano delle figure. Gli ibiscus sono fioriti.Pernottamento Tozeur, camping “La palmeraie” (37 52 732 N 4 18 582 E).
08/01/2010
Tozeur — Kairouan Km 306.Mattinata di visita nel cuore della città carovaniera degli antichi commerci di Tozeur. Andiamo nel centro storico (Ouled El-Hadef), con gli stretti animati vicoli, e andiamo fino al mercato coperto. Il ritorno lo facciamo su una carozzella e cavallo, e il conduttore lamenta che c’è un calo di presenze dei turisti.Riprendiamo il percorso di rientro; sulla strada vediamo altri peperoncini a essicare e dopo Gafsa, a El Fey, ci fermiamo in un ristorante/baracchino per mangiare il mechoui, la pecora cotta sulla brace, con buona insalata piccante di verdure e olive.
Arrivo a Kairouan, e sosta in un luogo strategico per la visita della vicina medina: il cortile recintato dell’Hotel Continental, proprio di fronte al palazzo antico dove è situato l’ufficio turistico (syndacat d’initiative), dalla cui terrazza sopraelevata si vedono i bacini degli Aglabiti, grande opera idraulica. In medina: acquisto di dolcetti di pasta di datteri -makhroud- alla pasticceria Segni, la più rinomata della città.Pernottamento Kairouan, parco Hotel Continental (34 49 936 N 5 99 601 E).
09/01/2010
Kairouan — Tunisi la Goulette Km 112.Mattina splendida di sole e gelo dedicata a Kairouan, terza città santa dell’Islam. Rivediamo la Grande Moschea nel tipico stile disadorno degli Aglabiti, che è il più antico edificio di culto islamico del nord Africa. Poi la Moschea delle 3 porte, la Moschea del barbiere (Zaouia di Sidi Sahab). Ed anche il pozzo Bir Barouta con la noria azionata dal cammello, per sostare nel vicino bar.Andiamo a cercare la Moschea delle spade (Zaouia di Sidi Amor Abbada), riconoscibile per le 7 cupole bianche: ora è in restauro ed è interessante conversare con le maestranze che stanno eseguendo i lavori.
Stavolta ci rendiamo ben conto di come è disposta Kairouan, ed anche che all’inizio della medina, subito a destra dell’ ingresso principale della Bab Tunis c’è un bordello, molto attivo.Nello spaccio dell’ufficio turistico, acquisto di olio di argan. Nel pomeriggio raggiungiamo Tunisi (non c’è neppure il tempo di un giro alla Goulette, magari per una sosta da Stambali a mangiare una lablabi, zuppa di ceci ), veloce visita ai venditori nella zona d’attesa dell’imbarco, acquisto di datteri, di una ciotola in ceramica blu. Poi attesa e, con tante ore di ritardo rispetto al previsto, imbarco e via verso Genova.Imbarco la Goulette (40 74 907 N 6 16 291 E).
10/01/2010
Dato il fortissimo ritardo, ancora in mare, con il vento contro.
11/01/2010
Genova — Forlì Km 390.Sbarcati a Genova alle 3 di notte. Cielo cupo decidiamo di fermarci, dormiamo nello stesso posto del giorno della partenza. Si parte per Forlì. Arrivo sulle 13: pranzo con tagliatelle alla Trattoria “Il Ponte”, e poi Rosanna va al lavoro, e Raul, dopo una prima scaricata di quanto c’è nel camper, va in palestra.Pernottamento a casa nostra.
Percorsi complessivamente Km 7.563 di cui:
in Algeria Km 5728 (di cui Km 605 in fuoristrada)
in Tunisia Km 1062,in Italia Km 773.
Il viaggio in Algeria è stato fatto con la collaborazione dell’Agenzia di viaggi in fuoristrada e in camper AVVENTURIAMOCI di Torino www.avventuriamoci.com
Sergio, uno dei titolari dell’Agenzia (insieme alla moglie Laila, che nel frattempo accompagnava un altro gruppo in Libia), ha fatto il viaggio insieme a noi avendo come passeggero Alberto, e ci ha seguito con molta attenzione, discrezione e buona conoscenza del Paese, portandoci a concludere che l’Algeria è veramente una bella meta, che questo viaggio ci ha soddisfatto, e a riconfermarci che il deserto è sempre vario e affascinante.Bibliografia: Lonely planet “Algeria” – EDTdi Raul e Rosanna Tassinari.